La blogger Amina Arraf non esiste

Lo avevamo già premesso, nel post che gli abbiamo dedicato nel nostro blog: sono cominciate subito a girare voci contraddittorie sulla storia della blogger gay, siriana, Amina Arraf, rapita dalla polizia di Damasco. Dunque adesso sembra tutto chiarito…il fiore di Damasco non esiste. Dietro all’identità online della ragazza, si cela un cittadino americano di nome Tom MacMaster.

Il blogger, stavolta quello vero, vive in Scozia, dove studia per un master alla Edinnburgh School: da anni impegnato per ottenere l’attenzione dei media, sulla situazione dei diritti umani in Siria. La storia del finto blog, e delle conseguenti vicende, è stata confermata anche dalla moglie di MacMaster, contatta dal The Guardian.

Il punto, comunque resta sempre lo stesso con cui concludevamo il nostro articolo:

“Ma in fondo poco importa, se si chiama Anima o in qualche altro modo, o ancora non importa se la persona fisica dietro alla penna di Anima sia al sicuro e non catturata. In Siria, le situazioni come quella che abbiamo raccontato sono all’ordine del giorno: attivisti per i diritti umani catturati o maltrattati, oppositori politici rinchiusi, intellettuali imbavagliati con metodi tutt’altro che soft.

Il contesto sociale della storia è realtà, servirà ad attirare l’attenzione del mondo, qualora ce ne fosse ancora più bisogno, verso un disperata situazione di intolleranza e di mancato rispetto della libertà individuale: la Siria di Assad.”

E quanto dicevamo, è confermato dagli episodi che stanno contraddistinguendo queste ultime ore, proprio a Damasco. I thank in giro per le strade, sono tutt’altro che virtuali…

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