Bavaglio era e bavaglio resta

Nonostante l’approvazione di due emendamenti comunque positivi, il ddl intercettazioni rimane mortifero. Il primo emendamento prevede l’introduzione dell’udienza-filtro in cui il Gip deciderà quali intercettazioni siano rilevanti, e quindi pubblicabili, e quali da secretare. Il secondo, invece, toglie la necessità di un’autorizzazione del Parlamento per ascoltare dei membri su utenze di persone terze.

Ma la natura della legge non muta.

Innanzitutto, per pubblicare le intercettazioni bisognerà attendere l’udienza-filtro, alla quale non è stato fissato un termine all’interno dell’iter processuale. E poi, la rilevanza sarà a discrezione del Gip che terrà buone quelle importanti per il processo, scartando intercettazioni inutili in sede giudiziaria ma magari decisive in chiave politica.

In secondo l’uomo, la tagliola si abbatte sul web e sui suoi pensatori liberi. Per i blog e i giornali online entrerà in vigore l’obbligo di rettifica entro 48 ore, se richiesto, in caso di dichiarazioni lesive nei confronti di un personaggio. Pena una multa di 12.500 euro.

Inoltre, le intercettazioni per le associazioni a delinquere di stampo non mafioso diventeranno più difficili: saranno necessari “gravi indizi di reato” e non “sufficienti” come per mafia e terrorismo. Eliminato l’articolo 13 della legge Falcone del 1991 che prevedeva una corsia preferenziale per indagare su organizzazioni criminali.

Se tre indizi fanno una prova, c’è la prova che questa legge sia pessima.

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