Cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa

Il motivo che mi ha portato a infilarmi in tecnicismi giuridici sono le
considerazioni che parte della stampa fa sul reati di concorso
esterno in associazione mafiosa.

Su Il Giornale Paolo Granzotto lancia  affermazioni decisamente
importanti e, se fossero vere, sarebbero preoccupanti perchè dimostrerebbero che Berlusconi è vittima di una
persecuzione.

Granzotto,
a proposito delle dichiarazioni di Spatuzza che hanno causato la
riapertura delle indagini sulle stragi del 94, ritiene che Berlusconi
dopo essere riuscito a far valere le proprie ragioni in tutti i
processi fin’ora affrontati (qui ci sarebbe molto da ridire), qui non
sarebbe in grado di farlo in questo processo (ammesso che verrà
indagato) in quanto il reato di concorso esterno in associazione
mafiosa è: “una mostruosità giuridica che non compare nel
nostro Codice penale (e in nessun altro codice al mondo, nemmeno in
quello in vigore in Cambogia al tempo di Pol Pot o nell’Uganda di
Idi Amin Dada). Un capo d’accusa così indeterminato, così ambiguo
e astratto da consentire all’accusa di interpretarlo e applicarlo a
piacimento, facendone un affilato strumento persecutorio….il
concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che non esiste e
dall’accusa di aver commesso un reato che non esiste è impossibile
difendersi”.

Cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa?

Per prima cosa dobbiamo mettere bene in chiaro i ruoli, la nostra
Costituzione stabilisce che la magistratura si deve occupare delle
leggi e il Parlamento di farle, entrambi devono rispettare i limiti
posti dalla costituzione stessa.

Il parlamento, quindi, attraverso le leggi deve stabilire modelli
comportamentali da considerare reati (fatti tipici)

La Magistratura quindi deve stabilire attraverso le sentenze se queste i fatti so sono realmente concretizzati in reato.

Fin qui nessun problema, la legge stabilisce i fatti tipici e i
magistrati li puniscono e se ci trovassimo di fronte ad un fatto
atipico?

Esempio, pensiamo a Tizio, gestore di una bottega di ferramenta, il quale, avendo ricevuto da Sempronio le chiavi del suo appartamento per la duplicazione, ne fa una copia che, dietro compenso, consegna a Caio, il quale, a sua volta, in un periodo di assenza di Sempronio, si
introduce nell’appartamento di quest’ultimo asportando i valori
custoditi al suo interno.

Caio ha chiaramente messo in atto il fatto tipico di “Furto in
abitazione”, Caio non ha realizzato nessun fatto tipico ma ha fornito un contributo fondamentale per la realizzazione del reato.

La risposta a problemi come questo è all’interno del codice penale,
parlo del Art. 110: “Quando piu’ persone concorrono nel
medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo
stabilita.”.

Tecnicamente si dice che l’art 110 svolge una funzione estensiva, ovvero combinato con gli articoli che definiscono il singolo reato estende la punibilità a elementi esterni.

L’art. 416 bis punisce “chiunque fa parte di un’associazione
di tipo mafioso”, facciamo un altro esempio: Tizio e Caio danno vita ad un’associazione di tipo mafioso, impegnata in varie attività quali estorsioni, commercio di stupefacenti ecc.

Ipotizziamo che i due conoscano il Giudice Sempronio e si rivolgano a lui tutte le volte che hanno bisogno e che lui, sapendo dell’esistenza di
questa associazione, si adoperi per fornire l’aiuto richiesto.

Tizio e Caio risponderanno per associazione Mafiosa,

Sempronio, pur contribuendo in modo fondamentale alla vita del sodalizio, non ne fa parte applicando solo l’art 416 bis non può essere incriminato;
la fa franca quindi?

No, anche qui ci viene in soccorso l’art 110 cp , combinandolo con il 416 estende la punibilità a tutti colo che, pur non facendo parte
dell’associazione mafiosa, contribuiscono consapevolmente alla sua
vita ( concorso esterno in associazione mafiosa quindi).

Mi scuso ancora per i tecnicismi usati in questo articolo ma era l’unico
modo per spiegare come gli House organ del potere cercano di
confondere le idee alle persone, qualcuno lo dica a Granzotto così
magari si vergogna di quello che ha scritto.

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