Nessuno sta con studenti e stagisti

Sto seguendo quelli che sono i preparativi per le prossime elezioni europee e tutto il fervore che gira attorno alle alleanze e alle “larghe intese” delle prossime elezioni politiche. Tutti a cercare consensi di tutti, chi delle caste, chi della povera gente, chi degli handicappati. Nessuno però parla della situazione e propone idee agli studenti e a tutti coloro che hanno appena completato il ciclo di studi o a chi deve sostenere degli stage.

In Italia viviamo una situazione strana su questo versante: tenere il passo delle nuove tecnologie non è semplice per le aziende, nemmeno per i suoi dipendenti “storici”. Per questo vengono assunti con contratto di stage migliaia tra studenti che devono completare il periodo di tirocinio prima della tesi di laurea e neolaureati. Fin qui nulla di male, anzi, è normale.

Quello che non è normale e che stride rispetto a ciò che accade all’interno della UE è la contrattualistica, soprattutto a livello retributivo di questi stage: orari di lavoro full-time e retribuzioni ridicole, pari allo sfruttamento. Un po’ perchè le imprese e le aziende, piccole o grandi che siano, marciano sulla famosa frase “così fa curriculum e impari un mestiere”, si, è vero, nel frattempl però il mio lavoro viene utilizzato per produrre beni, per riempire colonne di un giornale, per progettare software, per fare analisi di laboratorio; in secondo luogo, ma non meno decisivo per la definizione di questa situazione, è il ruolo giocato dalla stato italiano, completamente assente riguardo forme di tutela e sgravi fiscali, per le aziende che si avvalgono di stagisti, cosicchè le stesse aziende potrebbero dare qualche euro in più a questi poveri disgraziati che in qualche modo dovranno pur vivere. O no?

Poi ci si chiede come mai arriva “la fuga dei cervelli”. La risposta? Per poter fare quello che qui non ci è permesso. E se volete, rimanete nelle vostre posizioni arroccate, così come rimarrà tutto il resto del paese se si andrà avanti con questa cultura dell’anticultura.

E’ assurdo che un essere umano lavori otto mesi per 150 euro, che fanno 18,75 euro al mese, con cui non ci si paga nemmeno la benzina o i mezzi per recarsi sul posto di lavoro. Poi dicono che c’è crisi…

Intanto nessuno schieramento politico accenna a questi argomenti e nemmeno accenna a piani per i giovani. Come dicevo in un post precedente qualche tempo fa, l’Italia, “non è un paese per giovani”, no country for young men.

L. –Luca Rinaldi

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