Giornalismo on-demand. La scelta tra zuppa e pan bagnato


La vignetta credo sia abbastanza eloquente (tratta da MicroMega), però dovrei forse prima spiegarvi di cosa si tratta questo giornalismo On-Demand.

Nelle settimane scorse giornali, telegiornali, blog e agenzie ci hanno sommerso sulle notizie riguardo la crisi della carta stampata con chiusure di fogli eccellenti che si sono trasferiti completamente sul web. Nasce così dopo pochi giorni “Mine”, la risposta editoriale alla crisi del prestigioso “Time Magazine.

Di cosa si tratta? Si tratta di un vero e proprio supermarket dell’informazione, un sistema che ci permette di costruire una vera e propria rivista personalizzata, coi contenuti da noi selezionati dalle fonti da noi elencate, in soldoni, per fare uno slogan: “l’informazione ve la fate voi”. Peccato che il paniere delle fonti vanti solamente otto testate “mainstream”, attestato della falsa libertà di questa iniziativa. Basti poi pensare che addirittura le testate dedicate all’informazione sono solo due: “Money” e ovviamente il “Time”, il resto è “roba patinata”. Il tutto chiaramente supermega condito da pubblicità creata ad hoc a seconda dei dati rilasciati dall’utente al momento dell’iscrizione. Ora mi domando se in realtà non sia però pubblicità condita da qualche notiziola di agenzia e qualche foto, in barba alla stampa “cane da guardia” dei poteri forti.

Per darvi un resoconto mi iscriverò quantoprima per la ricezione della mia “rivista fai da te”, successivamente vi farò sapere spassionatamente di cosa si tratta e di come tratta.
L.

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