ATTENZIONE lobby e burocrati stanno attentando alle NOSTRE liberta’

Blindatura dei contenuti e dell’hardware, maggiore potere alle major dell’intrattenimento, tracking dei cittadini: l’avanzare della proposta di direttiva europea IPRED2 preoccupa per ora solo gli esperti ed questo il problema pi grande. Avanza nel silenzio quasi assoluto una normativa che verr votata al Parlamento Europeo il 24 aprile e che pu sconvolgere l’attuale scenario del diritto d’autore rinsaldando lo status quo sostenuto dalle major dell’intrattenimento a scapito dei diritti dei cittadini. Non c’e’ tempo fa qualcosa: Firma subito l’appello!

Strasburgo – La Commissione JURI ha votato la temuta direttiva IPRED2, che punta a colpire i reati contro la propriet intellettuale in Europa e ad armonizzare le legislazioni vigenti nei diversi paesi. Ma un’approvazione che arriva con alcune importanti modifiche rispetto al testo originario predisposto dalla Commissione Europea.

La prima, come ha sottolineato l’europarlamentare italiano Nicola Zingaretti, relatore del provvedimento, riguarda l’approvazione del concetto di scala commerciale: i paesi membri dovranno quindi considerare un reato penale tutte le violazioni dei diritti di propriet intellettuale ma solo se condotti con finalit e su scala commerciale. Per questo genere di abusi sono previste multe progressive e prigione, a seconda della gravit dell’abuso. Ma questo risparmia il penale a chi per finalit private, non profit e senza intenti di lucro commette delle violazioni.

La seconda importante novit sta nell’esclusione dagli obiettivi della direttiva dei diritti di brevetto, un passaggio che non dispiacer ai tanti che in campo tecnologico temevano nuovi importanti paletti per il libero sviluppo.

Nello specifico, si prevede che le violazioni dei diritti di propriet intellettuale commesse da un’entit criminale, possono provocare una sanzione massima di 400mila euro e/o quattro anni di carcere. In altri casi meno gravi si pu arrivare a multe decisamente inferiori.

Tra le misure pi controverse che rimangono nel provvedimento, quella che consente di dar vita ad indagini su violazioni anche in assenza di un’accusa formale, “almeno quando i fatti sono commessi nel territorio di uno stato membro”. N piacer a tutti che, una volta recepita la direttiva, i paesi membri dovranno consentire ai detentori dei diritti di sostenere e affiancare le indagini condotte da team investigativi misti. Va detto che quest’ultima pratica, per quanto gi criticata da pi parti, gi prassi consolidata in molti paesi europei, Italia compresa.

La direttiva non approvata in via definitiva, evidentemente, deve ancora passare al voto del Parlamento Europeo che inizier ad occuparsene ad aprile, ma il via libera, con modifiche, della Commissione JURI ha un significato fondamentale. “Oggi – ha sottolineato a questo proposito Zingaretti – giriamo pagina. Questa la prima direttiva in cui si parla di penale (per questo genere di reati, ndr.). L’armonizzazione dei diversi codici penali un elemento del tutto nuovo e radicale”.

Una volta approvata, la direttiva dovr essere recepita dai singoli paesi. Al momento difficile dire in che modo potr interfacciarsi con la legislazione italiana, come noto ben pi severa per le violazioni commesse anche senza finalit commerciali.

Un commento sul voto della Commissione JURI arrivato anche da Enzo Mazza, presidente di FIMI, secondo cui si tratta di “un bilanciamento tra interessi, alcune violazioni senza scopo di lucro non saranno punite con le sanzioni pi pesanti riservate ai reati pi gravi, similmente a quanto prevede la normativa italiana che ha vari livelli di sanzioni penali e amministrative”.

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